In cammino verso la città eterna

il pellegrinaggio a Roma come parte di un viaggio spirituale dei santi italogreci

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Il Cammino di San Nilo è un pellegrinaggio che si articola attraverso la Calabria, la Basilicata, la Campania, il Lazio.

Ricalca il percorso che portò il giovane Nicola, nativo di Rossano, prima nel Mercùrion, regione monastica nell’unità amministrativa dell’Impero bizantino ch’era il tèmadi Lucania, dove fu accolto da celebri figure ascetiche, ben presto riconosciute come Santi, quindi nella regione monastica più a nord, per ricevere la tonsura, vestire l’abito «angelico» e ricevere il nome di Nilo. Ritornato in patria, dove fonda un monastero intitolato ai Santi Adriano e Natalia ( nel Comune di San Demetrio Corone), si muove successivamente fra Rossano, Capua, Montecassino, Roma, Gaeta, per giungere, al limitare della sua avventura terrena, nei pressi di Tuscolo (Frascati), dove avvia l’edificazione di quella che sarà l’istituzione italogreca più importante dell’Occidente cristiano, tuttora potente faro di spiritualità e di cultura orientale alle porte della Città eterna, Santa Maria di Grottaferrata

San Nilo di Rossano è uno dei santi italogreci più rappresentativi.

Accoglie in sé, infatti,  le caratteristiche significative del monachesimo bizantino (byzantine monasticism), che si dispiega fra spiritualità e attività della pratica quotidiana.

Figura emblematica di un mondo in cui le distinzioni culturali ed etniche non costituivano motivo di diffidenza e di contrasto, ma erano percepite come arricchimento reciproco e fonte di rassicurazione in una realtà dominata dalle incertezze e dall’instabilità, ebbe rapporti coi potenti del suo tempo, unitamente alla loro devota deferenza, con autorità venute da Costantinopoli e residenti nella Palermo araba, nonché con personaggi di risalto dell’Europa occidentale, tra cui spiccano i nomi di Ottone III, imperatore di Germania, figlio della principessa bizantina Teofàno, e di Sant’Adalberto, arcivescovo di Praga, di cui aveva intuito il felice destino.

La cultura monastica medievale, orientale e occidentale, ha contribuito in maniera determinante all’identità europea, promovendo la lettura e scrittura, le arti, la meditazione, il lavoro e il dominio del tempo.

Nel 1131 infine il re Ruggiero II, nel Palazzo di Palermo, dona a Grottaferrata il cenobio di Santa Maria di Rofrano, insieme con varie altre fondazioni italogreche del Regno di Napoli, concentrate in gran parte nella Lucania occidentale.

Il tratto del Cammino che noi proponiamo è quello che attraversa il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni,

Ricorda il percorso che San Nilo seguì per raggiungere il cenobio intitolato al Megalomartire Nazario, dove realizzò la sua vocazione monastica.

La riscoperta di questo pellegrinaggio vuol conseguire l’importante recupero di antichi sentieri, attraverso i quali i monaci italogreci segnarono della propria presenza e della propria azione un ampio e ricco territorio. Tuttavia, data la scarsità delle fonti, non sempre è facile una tale ricostruzione, condizionata anche dalle trasformazioni che questi luoghi hanno subìto lungo oltre mille anni di storia.

Le reliquie del Santo, insieme con quelle di San Bartolomeo di Rossano suo discepolo, furono un tempo conservate nell’Abbazia Greca di Santa Maria di Grottaferrata, presso Tuscolo (Frascati), dove Nilo morì prima che ne fosse iniziata la costruzione.

L’Abbazia è l’ultimo dei numerosi monasteri bizantini, che conserva il rito e la tradizione monastica orientale e che nel medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa Roma. Pertanto è questa l’ultima tappa del pellegrino nel Cammino di San Nilo.

Cammini Bizantini

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