Il racconto di Maria

una testimonianza del Tour di Agosto 2019

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Un viaggio non è raggiungere un luogo, è vivere un’esperienza facendo un percorso.

Il Cammino di San Nilo, sette giorni percorsi a piedi lungo la via che almeno in parte dovette fare il santo italo-greco nel basso Cilento interno dopo essere partito da Rossano Calabro, è un cammino sicuramente faticoso ma ricco di soddisfazioni.

Un percorso lungo, un fondo difficile, ore e ore di cammino sotto al sole d’agosto, ma dai compagni di viaggio ricevi lo stimolo a proseguire, l’aiuto nei momenti più difficili, rafforzando il rispetto dell’altro.

In queste condizioni, a cui non sei più abituato, basta poco a renderti felice: una fontana di acqua fresca dove dissetarti e rinfrescarti, un posto dove sederti all’ombra o più semplicemente un fiore, una libellula o un paesaggio mai visti.

E con Carlo Palumbo come guida riesci a vedere anche oltre i tuoi occhi.

Carlo è quel qualcosa in più che non ti aspetti, che ti sorprende di ora in ora, che ti rapisce di giorno in giorno.

Il Cilento non sarebbe lo stesso senza di lui: Riccardo e Larry, miei compagni di viaggio, hanno proprio ragione.

“Sette giorni fa ho iniziato questo viaggio con degli sconosciuti che ora sento amici”: il pensiero di Riccardo è la foto di quello che noi tutti abbiamo vissuto.

Sette giorni di condivisione sono sufficienti a farti apprezzare la mente brillante e l’animo generoso del giovane Daniel, la vivacità mediterranea di Antonella ma anche l’imperturbabilità nordica di Maddalena, da cui non ti aspetti le lacrime per l’esperienza al termine.

Prima di salutarci, solo la commozione mi ha impedito di trasformare in parole le emozioni che correvano dentro di me.

Avrei voluto dedicare un pensiero ad ognuno e anche ringraziare Settimio per aver osato pensare e realizzare questo progetto ambizioso. Noi abbiamo saputo cogliere l’occasione, come ha detto commosso Larry.

Il cammino si è rivelato una sorpresa inaspettata, perché di giorno in giorno ho sentito le sensazioni di distacco da quelle persone sconosciute trasformarsi in sentimenti di amicizia, quasi fratellanza. Tutto in soli sette giorni.

Non un pellegrinaggio riservato a credenti e seguaci del Santo, il Cammino di San Nilo è un percorso che ti fa scoprire luoghi sconosciuti agli occhi dei più, ma soprattutto ti aiuta a conoscere te stesso e l’altro che ti sta affianco. È un’esperienza spirituale, nel senso più intimo del termine.

Cammini Bizantini

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Come diventare Partner del Cammino di San Nilo

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la partecipazione

Nella strutturazione di un cammino storico è necessaria la partecipazione di tutti i soggetti legati all’accoglienza turistica. Nel caso del Cammino di San Nilo, ci rivolgiamo a tutte le strutture ricettive, alle associazioni locali, alle pro loco e agli enti pubblici interessati a costruire insieme una rete dell’accoglienza. Il coinvolgimento degli enti è auspicabile sia per la manutenzione dei sentieri, sia per le attività di promozione e sia per adeguare edifici e/o luoghi comunali per ospitalità tipo ostello.

gli standard

In generale, tale rete dovrà attenersi ad alcuni standard di Cammini Bizantini permettendo agli organizzatori di effettuare sopralluoghi, nonché di concordare iniziative e modalità di ospitalità. In particolare bisognerà valorizzare le produzioni locali ed attenersi a standard di sostenibilità ambientale.

la promozione

Dal canto nostro, daremo visibilità agli operatori attraverso il sito web www.camminibizantini.com, i nostri canali social, eventuali pubblicazioni, partecipazioni a fiere, attività di marketing e comunicazione e l’attribuzione di un adesivo di certificazione da apporre all’ingresso delle strutture.

gli incontri

Nelle prossime settimane, saranno organizzati incontri per illustrare e approfondire i vari aspetti propedeutici alla definizione della rete dell’accoglienza. I cammini e le vie di pellegrinaggio, infatti, sono delle grandi opportunità di sviluppo per il territorio.

 

 

contattaci

Per ulteriori informazioni e adesioni, scrivere una mail al seguente indirizzo: info@camminibizantini.com

Cammini Bizantini

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Un cammino per tutti

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2019 anno nazionale del turismo lento

Il 2019 è l’anno nazionale del turismo lento, un modo di viaggiare diverso dal mordi e fuggi, che cerca di scoprire le bellezze nascoste italiane, attraverso delle camminate accessibili a tutti, all’insegna del rispetto dell’ambiente e delle comunità. 

Un turismo amato sempre di più, perché riesce meglio di tutti a creare “ engagement” con le comunità locali e poi è una forma di turismo che rispetta l’ambiente, le popolazioni locali e valorizza le risorse naturali e storico-culturali di un territorio.

Dal mese di giugno del 2019 sarà percorribile il primo tratto di 100Km del Cammino di San Nilo nel Cilento,  dedicato al santo italogreco che da Rossano attraversò i tre Parchi per diventare monaco presso il Monastero di San Nazario nel Comune di San Mauro la Bruca.

segnaletica

Il percorso è sicuro e accessibile, ed è stato ideato e realizzato per permettere a tutti di partecipare, dai più giovani ai più adulti, dai più allenati a quelli meno abituati alle lunghe camminate.

Come tutti i cammini storici, Il cammino di San Nilo è stato creato grazie alla collaborazione di Enti ed Associazioni con il solo scopo di permettere a tutti di poterlo percorrere in totale autonomia.  Infatti, il cammino è oggi completamente mappato, segnalato con un’infrastrutturazione leggera di basso impatto ambientale.

Nei centri abitati abbiamo utilizzato dei semplici adesivi con il monaco stilizzato di colore nero. Appena superato il centro, nelle aree rurali, si trovano delle frecce in vernice di colore oro e nero.

La segnaletica è stata realizzata in alluminio dibond con misure 8x15cm e installata ogni 300 metri circa. Se state camminando per un po’ senza incontrare nessuno di questi segnali è bene tornare indietro fino ad incontrare l’ultimo; in caso di dubbi circa la direzione da prendere è utile consultare le tracce GPS.

Ogni pellegrino può scegliere di percorrere l’intera tappa oppure di personalizzare il cammino in base alle necessità. L’itinerario è stato studiato in modo da garantire le soste nei borghi cilentani ad una distanza ragionevole e di poter fare anche delle escursioni giornaliere.

contattaci prima della partenza

Prima della partenza, consigliamo di contattare il Team di Cammini Bizantini all’indirizzo email  info@camminibizantini.com o attraverso i canali social per qualsiasi informazione. Mettiamo a disposizione gratuitamente le mappe GPS di tutte le tappe e forniamo ogni utile informazione per poter percorrere tutto l’itinerario senza avere problemi.

tour organizzati

Per i pellegrini che hanno voglia di camminare e rilassarsi senza altri impegni abbiamo previsto un Tour organizzato di 9 giorni con formula tutto incluso. Il tour prevede, infatti, il vitto, l’alloggio, il trasporto bagagli, i trasferimenti, le visite con due guide a fare da accompagnatori durante tutta la durata del viaggio. Puoi verificare sul nostro sito web le date dei tours per prenotare e partire insieme a noi. 

Cammini Bizantini

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Camminare nelle terre della dieta mediterranea

I benefici di una buona camminata sono associati ad una corretta alimentazione.

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E voi? cosa mangiate per iniziare con il piede giusto la camminata? 🚶

📖Quando siamo in cammino quello che serve al nostro organismo sotto sforzo sono alimenti ad alta densità calorica, alta digeribilità e che pesino anche poco siccome li portiamo in spalla. 🍱
In altre parole, gli alimenti che forniscono al nostro corpo la forza necessaria per svolgere un’attività fisica sono i carboidrati, ovvero degli zuccheri a “lento rilascio” che ci danno il carburante per alimentare i nostri muscoli mentre li utilizziamo.

Circa il 50% dell’alimentazione prima e durante la camminata deve essere costituita da carboidrati (carboidrati ad alta digeribilità)

Qualche esempio?
Pane tostato o fette biscottate con miele o crema di nocciola o marmellata, sono perfette magari con un velo di burro, cereali, crostata di frutta, un frutto maturo, prosciutto o speck sgrassato, bresaola, tazza di latte, tè o cioccolata (latte, yogurt, spremute, acqua), oltre alla frutta e ortaggi  freschi di stagione, delle barrette di cereali con gusti differenti e con un alto contenuto di carboidrati sotto forma di maltodestrine, degli ottimi carboidrati grazie alla loro semplice digeribilità.

È fondamentale bere ed essere idratata prima di iniziare

Una delle cose più importantie spesso sottovalutateè la necessità di integrare costantemente i liquidi, per evitare la perdita di sali minerali e il collasso di tutto l’organismo. Durante le attività escursionistiche si ha una elevata sudorazione che fa perdere fino a 2 litri di liquidi all’ora e lo stesso aumento della frequenza respiratoria ne fa disperdere altri sotto forma di vapore acqueo. Per questo ogni mezz’ora è necessario bere dell’acqua, meglio se addizionata con dei sali minerali.

Evita le bevande eccitanti come tè e caffè e quelle gasate.

E cosa mangiare durante una pausa mentre si cammina?

Anche la mente vuole la sua parte, e se a ora di pranzo ci fermiamo un poco ammirando la bellezza e la tipicità dei luoghi in cui ci troviamo, possiamo degustare un buon pasto con alimenti tipici (a Km zero), ma deve rispettare le caratteristiche di digeribilità.

I carboidrati (che troviamo nella pasta o nel pane) sono un ottimo carburante per l’immediato utilizzo durante la camminata anche  un po’ di pane può andar bene ma utilizzare sempre il pane casereccio, ben lievitato accompagnato con  poco formaggio e salumi tipici che ci dia l’illusione di aver pranzato senza affaticare troppo la digestione.

Vanno evitati anche i grandi concentrati di zucchero, mentre camminiamo tendiamo a bruciare più ossigeno che glucosio, reintegrare un pò di zuccheri va bene magari con qualche pezzetto di cioccolato fondente o miele per ottenere energie in maniera rapida lungo il nostro cammino,ma molto meglio insistere sui carboidrati come gli ortaggi, la verdura la frutta fresca di Stagione come Mele, kiwi, banane (ottime per il potassio), mandarini, pere o uva, carote, finocchio, frutta secca come mandorle, nocciole, noci e cereali;

Tutta la frutta e verdura, ortaggi, contengono carboidrati, Sali minerali, vitamine e zuccheri, tutte sostanze importantissime per continuare la nostra camminata!

E dopo la nostra camminata cosa possiamo mangiare?

Dopo una giornata di cammino e di intenso sforzo fisico, sarà importante recuperare le energie e i sali minerali perduti durante l’escursione.

Giocano un ruolo fondamentale le proteine che non forniscono energia al nostro corpo, ma rappresentano i mattoni ricostituenti delle nostre fibre muscolari per preparare a nuovi sforzi muscolari il nostro corpo e cercare di costruire una maggiore massa muscolare rispetto a quella che avevamo prima della camminata!

E ora che abbiamo tutte le informazioni necessarie non ci resta che iniziare il nostro percorso per rigenerare il corpo e la mente!

Buon cammino!

Cammini Bizantini

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Glossario essenziale

approfondimenti sul mondo bizantino

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ABBAZÍA / BADÍA

Comunità monastica autonoma dedita alla contemplazione, al culto e alla guida spirituale, in Occidente con la riforma cluniacense di papa Gregorio VII (1073-1085), che mira all’accentramento dell’organizzazione monastica nelle case madri, acquisisce la configurazione di congregazione con la subordinazione ad essa delle «abbazie filiali», che le erano legate per fondazione o per donazione. Viene a corrispondere cosí a un di presso all’«archimandritato».

AGIOGRAFÍA

Testo relativo alla vita di un Santo o Santa.

ARCHIMANDRÍTA

Capo spirituale di un archimandritato. Equivale all’«abate» nell’ordinamento religioso latino.È anche titolo onorifico, assegnato altresí a sacerdoti secolari.

ARCHIMANDRITÀTO

Monastero a capo di un raggruppamento di altri monasteri, o da cui dipendono altre entità ecclesiastiche.

BASILIANI

Ordine religioso ispirato alla Regoladi San Basilio, che in Occidente, sul modello benedettino, raggruppa i monaci «greci» di disciplina bizantina dell’Italia meridionale e della Spagna, questi però di rito occidentale romano.

Già usata genericamente nei formulari di donazione della cancelleria normanna dalla fine dell’XI secolo, papa Eugenio IV nel 1446 adotta la definizione nella prospettiva di un’organizzazione del tutto occidentale del monachesimo bizantino in Italia. Papa Paolo IV (1555-1559) istituisce nella Diocesi spagnola di Jaen l’Ordine Basiliano, approvando l’adozione della Regola di San Basilio da parte di una comunità monastica latina. Il primo novembre del 1579 papa Gregorio XIII, nella prospettiva di una definitiva riforma dei monasteri bizantini dell’Italia meridionale, li costituisce in un’unica congregazione, sotto il nome di Ordine Basiliano Orientale.

Nel 1613 fu istituita la Congregazione Basiliana dei Ruteni, nella provincia ecclesiastica di Kiev, e nel 1697 quella del Melchiti, in Siria e Libano.

BÍOS

In greco sinonimo di Vita (‘testo scritto’) di un Santo o Santa.

CENÒBIO

Luogo destinato alla ‘vita comunitaria’ dei monaci, scandita dalla preghiera comune (celebrazione eucaristica e recita della liturgia delle ore, soprattutto delle maggiori, mattutino, vespro, compieta) e individuale, dalla meditazione, dal lavoro della terra e dalle attività manuali in genere, nonché dalla consumazione in comune dei pasti e dalla partecipazione assembleare al governo della casa religiosa. È il monastero per eccellenza, lodato in particolare dal Santo Padre Basilio.

CHORÍON

Nell’organizzazione territoriale bizantina era cosí indicato un borgo («comune rurale») sottoposto a giurisdizione fiscale dell’Impero, distinto da un insediamento fortificato, il kastron. Le due entità potevano essere spesso in connessione tra loro, e il primo si connotava come sobborgo, appunto rurale, dell’altro.

ĒGÚMENO (IGÚMENO)

Capo spirituale di un monastero. Equivale al «priore» nell’ordinamento religioso latino.

EPARCHÍA

Nell’uso civile, il termine indica nell’Impero Romano d’Orienteuna circoscrizione amministrativa equivalente alla latina provincia. Tali entità scomparvero nel VII secolocon l’istituzione dei temi.

In senso ecclesiale indica una provincia ecclesiastica, che in àmbito bizantino equivale a «diocesi».

ÈREMO / ASCETERIO

Luogo ‘deserto’, grotte inaccessibili o abituri appartati in altura, per lo piú con annesso ambiente destinato al culto, in cui il monaco elegge di vivere in solitudine, meditazione e particolari privazioni la propria vocazione religiosa.

La peculiare collocazione lo definisce come «deserto verticale» per chi ambisce a «imitare» l’esperienza degli asceti egiziani nel deserto della Tebaide.

HĒSYCHÍA (HISYCHÍA)

Pratica ascetica che si sviluppa nell’àmbito del monachesimo orientale, e riceve grande impulso dal santo monaco athoníta Gregorio Palamàs,che privilegia la contemplazione del mistero divino nel prolungato ‘silenzio’.

LÀURA

Comunità monastica le cui celle, di dimensioni varie, sono raccolte intorno ad una chiesa. La preghiera in comune e le funzioni religiose, cosí come i pasti domenicali e delle feste, nonché le riunioni assembleari, costituiscono il momento di condivisione e di contribuzione alla crescita spirituale di ciascuno.

LOTTA ICONOCLÀSTA (ICONOCLASTÍA / ICONOCLÀSMO)

Abolizione del culto delle immagini sacre e conseguente loro distruzione, per influenza dell’islamismo, voluta dall’imperatore Leone III Isàurico e promulgata con editto nel 730, col figlio Michele V assunse la portata d’una vera persecuzione, la quale colpí in particolare i monaci dello Stúdion, nei pressi di Costantinopoli.

L’opposizione del papa Gregorio II e la scomunica degli iconoclasti da parte del successore Gregorio III ottenne la sottrazione alla giurisdizione ecclesiastica romana delle province direttamente amministrate da Bisanzio, Cícladi, Creta, Peloponneso, Illirico, Italia meridionale e Sicilia.

METÒCHION

Dipendenza di un monastero, spesso con funzione amministrativa dei possedimenti agrari, distinta territorialmente dalla casa madre; veniva concessa a questa espressamente a scopo di reddito.

In Occidente vi corrispondeva il termine grànciao gràngia (fr. Grange, dal latino grànea), originariamente ‘granaio’, piú tardi ‘azienda produttiva monastica’.

MONACHESIMO ORIENTALE

Esperienza religiosa sviluppata nel mondo orientale (Egitto, Medioriente, Cappadocia, Armenia, Grecia, Sicilia, Italia meridionale) sull’esempio di Sant’Antonio il Grande in Tebaide; San Basilio ne definí l’ordinamento in due redazioni, la Regola per esteso o diffusa (Grande Regola) e la Regola abbreviata (Piccola Regola).

MONACO

Chi sceglie la vita religiosa (dal greco mònos, ‘solo’), rifiutando lo stato coniugale, comune anche al clero secolare. Nel mondo bizantino la dimensione dell’uomo e della donna adulti è dualisticamente definita dall’adesione all’una o all’altra «vocazione».

MONASTERO

Casa religiosa di una comunità di monaci o monache (distinta, dall’abbaziae dal convento, com’è designata la residenza dei frati degli ordini mendicanti), è cosí indicato anche il complesso dei fabbricati e delle terre appartenenti alla comunità.

MONTE ÀTHOS (MONTE SANTO / SANTA MONTAGNA)

Repubblica monastica tuttora vigente nel nord della Grecia, nella Penisola Calcidica, che gode di autonomia rispetto allo Stato greco e in passato godé del favore degli Imperatori bizantini. I venti monasteri che lo compongono, con le loro dipendenze, skite,kellía, isychastíria, non sono che una parte di quelli che vi sorsero durante il Medioevo, fondati da religiosi provenienti dalle regioni di lingua greca, ma anche da tutto il mondo ortodosso slavo, fin dalla Spagna. Tra questi ve n’era anche qualcuno latino: grande rilievo assunse quello degli Amalfitani, istituito da Leone di Benevento.

Fu punto di riferimento spirituale anche per il monachesimo italogreco.

RITO BIZANTINO

Tipo liturgico sviluppato a Costantinopoli dal ramo siroasiatico della famiglia liturgica siriaca, sotto l’influsso dei Santi Padri cappàdoci, Basilio il Grande, Giovanni Crisòstomo, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa, con l’uso linguistico del greco.

Con la conversione della Rus’, l’adozione dello slavo come lingua liturgica e l’elaborazione di significativi particolarismi rituali, si distinguono un rito bizantino slavo e un rito greco bizantino, dal quale si differenzia alquanto, e si connota come rito a sé stante, anche quello italogreco. Di rito greco, in lingua greca e araba, sono anche i melchiti (gli ‘imperiali’, per la loro fedeltà storica all’Impero bizantino sotto la dominazione araba).

SAN BASILIO IL GRANDE

Vescovo e teologo, nato e morto a Cesarea di Cappadocia (329-379), è uno dei Padri della Chiesa greca, autore della liturgia eucaristica che porta il suo nome, e delle Regole a cui s’ispira il monachesimo orientale.

SANTI ITALOGRECI

Figure della tradizione religiosa bizantina dell’Italia meridionale e della Sicilia, che hanno costituito un modello di fede forte, tanto da vedere riconosciuta la dimensione di santità spesso già in vita, e spesso ben presto ufficializzata anche dalla Chiesa, furono accolte, prima dello Scisma di Cerulario, per lo piú anche da quella ortodossa greca.

THÈMA

Organizzazione militare e amministrativa dell’Impero bizantino dovuta, secondo la tradizione storiografica greca (Guillou-Burgarella), alla riforma dell’imperatore Eràclio (610-641), in cui la conduzione delle province (thèmata) era affidata a un’autorità che assumesse doppia funzione, di governatore e di stratega, e che era tenuta a fornire, attingendo alle risorse della popolazione locale, un contingente armato all’esercito imperiale in proporzione della propria consistenza territoriale.

TYPIKÒN

Nella liturgia bizantina corrisponde all’ordo di quella latina: contiene le indicazioni, giorno per giorno, per l’ufficiatura divina, celebrazione eucaristica e recita delle ore, in riferimento al calendario liturgico.

La Chiesa di Costantinopoli adotta quello del monastero di San Saba del Sinai; il tipico della tradizione italogreca è invece quello adattato da San Teodoro dello Stúdion.

Il Typikòn ktitorikònè, nella vita monastica bizantina, la Costituzionedefinita per i monaci dal fondatore di un monastero.

VITA CENOBITICA

Scelta monastica, anche temporanea, condotta nel cenobio.

VITA EREMITICA

Scelta monastica, anche temporanea, condotta nell’eremo.

VITA LAURITICA

Scelta monastica, anche temporanea, condotta nella laura.

Cammini Bizantini

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In cammino verso la città eterna

il pellegrinaggio a Roma come parte di un viaggio spirituale dei santi italogreci

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Il Cammino di San Nilo è un pellegrinaggio che si articola attraverso la Calabria, la Basilicata, la Campania, il Lazio.

Ricalca il percorso che portò il giovane Nicola, nativo di Rossano, prima nel Mercùrion, regione monastica nell’unità amministrativa dell’Impero bizantino ch’era il tèmadi Lucania, dove fu accolto da celebri figure ascetiche, ben presto riconosciute come Santi, quindi nella regione monastica più a nord, per ricevere la tonsura, vestire l’abito «angelico» e ricevere il nome di Nilo. Ritornato in patria, dove fonda un monastero intitolato ai Santi Adriano e Natalia ( nel Comune di San Demetrio Corone), si muove successivamente fra Rossano, Capua, Montecassino, Roma, Gaeta, per giungere, al limitare della sua avventura terrena, nei pressi di Tuscolo (Frascati), dove avvia l’edificazione di quella che sarà l’istituzione italogreca più importante dell’Occidente cristiano, tuttora potente faro di spiritualità e di cultura orientale alle porte della Città eterna, Santa Maria di Grottaferrata

San Nilo di Rossano è uno dei santi italogreci più rappresentativi.

Accoglie in sé, infatti,  le caratteristiche significative del monachesimo bizantino (byzantine monasticism), che si dispiega fra spiritualità e attività della pratica quotidiana.

Figura emblematica di un mondo in cui le distinzioni culturali ed etniche non costituivano motivo di diffidenza e di contrasto, ma erano percepite come arricchimento reciproco e fonte di rassicurazione in una realtà dominata dalle incertezze e dall’instabilità, ebbe rapporti coi potenti del suo tempo, unitamente alla loro devota deferenza, con autorità venute da Costantinopoli e residenti nella Palermo araba, nonché con personaggi di risalto dell’Europa occidentale, tra cui spiccano i nomi di Ottone III, imperatore di Germania, figlio della principessa bizantina Teofàno, e di Sant’Adalberto, arcivescovo di Praga, di cui aveva intuito il felice destino.

La cultura monastica medievale, orientale e occidentale, ha contribuito in maniera determinante all’identità europea, promovendo la lettura e scrittura, le arti, la meditazione, il lavoro e il dominio del tempo.

Nel 1131 infine il re Ruggiero II, nel Palazzo di Palermo, dona a Grottaferrata il cenobio di Santa Maria di Rofrano, insieme con varie altre fondazioni italogreche del Regno di Napoli, concentrate in gran parte nella Lucania occidentale.

Il tratto del Cammino che noi proponiamo è quello che attraversa il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni,

Ricorda il percorso che San Nilo seguì per raggiungere il cenobio intitolato al Megalomartire Nazario, dove realizzò la sua vocazione monastica.

La riscoperta di questo pellegrinaggio vuol conseguire l’importante recupero di antichi sentieri, attraverso i quali i monaci italogreci segnarono della propria presenza e della propria azione un ampio e ricco territorio. Tuttavia, data la scarsità delle fonti, non sempre è facile una tale ricostruzione, condizionata anche dalle trasformazioni che questi luoghi hanno subìto lungo oltre mille anni di storia.

Le reliquie del Santo, insieme con quelle di San Bartolomeo di Rossano suo discepolo, furono un tempo conservate nell’Abbazia Greca di Santa Maria di Grottaferrata, presso Tuscolo (Frascati), dove Nilo morì prima che ne fosse iniziata la costruzione.

L’Abbazia è l’ultimo dei numerosi monasteri bizantini, che conserva il rito e la tradizione monastica orientale e che nel medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa Roma. Pertanto è questa l’ultima tappa del pellegrino nel Cammino di San Nilo.

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Tra Natura e Storia: i tre parchi Nazionali al centro del Mediterraneo

Con circa 450.000 mila ettari  è l’area naturale protetta più grande del Mediterraneo.  E’ il cuore di quello che un tempo fu il rifugio preferito dei monaci italogreci.

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Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Di straordinaria ed impareggiabile bellezza è il Parco Nazionale del Cilento, Valle di Diano e degli Alburni, la cui sede è a Vallo della Lucania. Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1998, il Parco include i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula, ed ha un’area naturale protetta di circa 181 mila ettari che si estende dalla costa tirrenica fino all’Appennino campano lucano ( comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gibson e le rupi costiere del Monte Bulgheria e del Monte Stella). Affascinante territorio, ricco di arte, storia e cultura, impreziosito dal mito della Sirena Leucosia, e dal mito di Palinuro, dai reperti archeologici delle colonie greche di Elea e di Paestum, è uno dei tesori d’arte e paesaggio del Bel Paese. Attraversa i territori di otto Comunità Montane e circa ottanta Comuni.  Territorio assai ricco di vegetazione, adotta sin nel logo del Parco la Primula di Palinuro, una pianta appartenente alla famiglia delle Primulacee (Primula Palinuri, Petagna) che cresce spontaneamente su alcuni tratti delle coste calcaree della Campania meridionale, della Basilicata e della Calabria. Assai ricca è la fauna, all’interno del Parco. L’Aquila reale, il Falco Pellegrino, il Lanario, il Corvo imperiale, il Gracchio corallino sono alcune delle specie di rapaci presenti, cosi come si trovano le volpi, la Martora ed il Lupo, e la fauna dei corsi d’acqua che registra la maggiore presenza di lontre d’Italia. Una specie rara che vive all’interno del Parco nelle are prossime alle sorgenti, dove l’ acqua più fredda, è la Salamandra dagli occhiali, Salamandrina terdigitata, mentre tra le gole rocciose si annidano la Vipera e la Natrice.

Il Parco Nazionale Del Pollino

È il Parco Naturale più grande d’Italia, con una superficie di 192.565 ettari, dichiarato Patrimonio dell’Unesco nel 2015. Attraversa Basilicata e Calabria, le province di Potenza, Matera e Cosenza, ventiquattro comuni in Basilicata e trentadue in Calabria. Attraversa le Riserve di Rubbio in Basilicata,Raganello, Lao e Argentino in Calabria. Tantissime sono le specie arboree presenti nel Parco Nazionale del Pollino: l’abete bianco, il faggio, i sette tipi di aceri conosciuti ( l’acero di Lobelius, il pino nero, il tasso diverse specie di querce, castagni). A quote più elevate e sui pendii più scoscesi è presente il Pino loricato, emblema del Parco, (una specie botanica con esemplari di piante da oltre mille anni) specie rarissima (in Europa presente solo qui e nei Balcani), che si adatta agli habitat più ostici e a temperature rigide. Il Pino Loricato è un vero e proprio fossile vivente. La sua corteccia è formata da scaglie che ricordano le piastre metalliche delle loriche, le antiche corazze dei Romani; per questo l’albero ha preso il nome di pino loricato. In primavera, bellissime le fioriture di orchidee, viole, genziane e campanule. In estate, il raro giglio rosso, e tantissime specie di piante officinali ed aromatiche (specie di menta, timo, santoreggia, producono frutti e bacche come le mele selvatiche, i vari Prunus, le fragoline di bosco e i lamponi.

Parco Nazionale dell’Appennino Lucano

Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese è un’area naturale protetta situata in Basilicata. Il Parco ha un’estensione di 68.996 ettari lungo l’Appennino lucano, comprende 29 comuni della Basilicata e 9 comunità montane. Include al suo interno le ex Riserve regionali dell’Abetina di Laurenzana, di 330 ettari circa, che tutela il più rilevante sito di abete bianco dell’Appennino meridionale, con esemplari di circa 4 metri di circonferenza media  e del Lago Laudemio , il bacino d’origine glaciale più a Sud dell’Europa , riconosciuto come  uno dei  più bei  laghi  della Basilicata per la vegetazione e le sue acque limpide.  I confini del parco sfiorano a sud quelli del territorio comunale di Maratea e integrano l’Alta Val d’Agri, la Val Camastra, l’Alta Valle del Melandro e il Lagonegrese. Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano comprende il corso del medio-alto Agri, dai confini con la provincia di Salerno alla pianura intorno alla diga di Pietra del Pertusillo, con paesaggi tipicamente montani, coperti di estese faggete e maestosi querceti. Poi quelli medio montani di Tramutola e Moliterno ricoperti di castagneti e quelli più dolcemente collinari di Montemurro  rivestiti di uliveti e vigneti. 

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5 Cose che devi sapere sul Cammino di San Nilo

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Che cos'è il Cammino di San Nilo?

Il Cammino di San Nilo nel Cilento bizantino è un itinerario turistico di circa 100 km suddiviso in 7 tappe. Parte dal comune di Torraca e si snoda nel Basso Cilento fino ad arrivare a Palinuro, nel comune di Centola, attraversando 11 bellissimi borghi immersi nella natura del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. 

Il Cammino di San Nilo ricalca il percorso che portò il giovane Nicola, nativo di Rossano Calabro, a vestire l’abito monastico e ricevere il nome di “Nilo” a San Nazario – attualmente frazione del comune di San Mauro la Bruca – dove realizzò la sua vocazione monastica. 

A chi è rivolto?

Il percorso è accessibile a tutti ed è stato ideato e realizzato per permettere a tutti di partecipare, dai più giovani ai più adulti. Si consiglia un po’ di allenamento prima della partenza  perché si alternano salite e discese per la conformazione tipica del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, per cui in alcune tappe potrebbe risultare faticoso a chi è abituato a camminare in pianura. 

Il cammino non è una corsa a chi arriva prima o un’avventura per esperti di trekking, ma un’esperienza personale da vivere in sintonia con il gruppo.

Devo essere credente per partecipare?

No. Il Cammino di San Nilo è un’esperienza di viaggio a piedi a contatto con la natura e le comunità locali. Il Cammino ti permette di conoscere un mondo a noi sconosciuto e di capire quanto il monachesimo sia stato importante in queste regioni  e quanto ha contributo alla formazione della nostra identità. Come i migliori viaggi a piedi, è anche l’occasione per i pellegrini di conoscere le abitudini culinarie di questa zona del Sud Italia e di assaggiare i deliziosi piatti della Dieta Mediterranea.

Ci sarà una guida autorizzata?

Ci saranno due guide ad accompagnarti durante il viaggio. Carlo , Guida esperta AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche ), amante della natura con un’esperienza trentennale di escursionismo e Settimio , ideatore del progetto “Cammini Bizantini”, amante di viaggi e sviluppo locale.

Cosa portare per fare il Cammino?

E’ importante partire avendo preparato bene lo zaino, il peso non è un elemento trascurabile per un pellegrino. Si consiglia in generale di avere uno zaino leggero, per i dislivelli che si incontrano frequenti nelle tappe, e l’abbigliamento obbligatorio con scarpe da trekking (meglio alte che basse), un kway per la pioggia, una borraccia, una lampadina e un costume da bagno da utilizzare all’arrivo dell’ultima tappa a Palinuro. E’ comunque previsto a pagamento  il servizio di trasporto bagagli.  

Per ulteriori info, scrivici a info@camminibizantini.com 

Cammini Bizantini

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